Il terremoto cinese

Maggio 13, 2008

 

Il terremoto è negativo per l’immagine del regime. Così si chiudeva il servizio di apertura del tg1 di ieri sera. L’immagine è tutto, aldilà della perdita delle vite umane. Non importa se la cifra di morti sarà 10 mila o 20 mila l’importante sarà limitare i danni dal punto di vista mediatico.

Il premier Wen Jiabao si è recato subito nell’area dell’epicentro a dimostrare la solidarietà del partio, come fece durante il passato inverno quando dentro la stazione di Hanghzhou (affascinante città turistica costruita sulle rive di un lago ad un’ora da Shanghai) si presentò con un megafono ad informare su come il calore della solidarietà avrebbe combattuto il freddo. Oppure quando nel 2003 durante i giorni della SARS andò a pranzo con la gente comune per dimostrare che non vi era pericolo di contagio. Parlare alla gente e spiegare le iniziative è la strategia del governo è quella di far sentire i propri cittadini protetti. Inevitabilmente si scopre che le luci olimpiche che illumineranno Pechino sono lontane dagli edifici della provincia del Sichuan, ora il governo cinese si deve preoccupare di comunicare al mondo che è in grado di gestire una calamità naturale di tale dimensioni.

E’ come se negli ultimi mesi la Cina stia ritornando con i piedi per terra, all’inflazione in rapida e costante ascesa, l’urbanizzazione selvaggia e l’aumento della disoccupazione si aggiungono le tragedie umanitarie. Chissà come ne uscira Pechino, sicuramente tenteranno di limitare le cifre in primo luogo sebbene oggi la situazione sia molto diversa rispetto a qualche anno fa. Se lo stesso evento fosse accaduto a fine anni 90, l’informazione sarebbe stata: terremoto in cina, migliaia di vittime. Oggi grazie a quell’infiltrazione di informazione diffusa dal basso vediamo immagini da youtube, contattiamo giornalisti sul posto, ci preoccupiamo degli aiuti.

Abbiamo messo la Cina al centro dell’attenzione e sotto tutti questi occhi Pechino sta faticando a mantenere la storica tendenza al controllo assoluto.

 

Una Risposta a “Il terremoto cinese”

  1. michele Dice:

    Ciao, ho trovato il tuo post per caso navigando in rete.
    Per quanto riguarda la “mania” cinese di controllare l’informazione io mi preoccuperei più del “caso italiano”..

    Non pensavo che il TG1 avesse le idee così appannate sulla Cina. Forse è giunta l’ora di rimpiazzare il proprio corrispondente dalla Cina col culo piantato a Pechino. Un’informazione così falsa è degna del peggiore Studio Aperto.

    La Cina da questo terremoto sta uscendo a testa alta, molto alta, più di quanto si possa immaginare. Dei 35 canali nazionali che riesce a prendere il mio apparecchio televisivo, 33 stanno parlando del disastro avvenuto nel Sichuan aggiornando costantemente lo stato dei lavori, le cifre dei corpi ritrovati, dei dispersi, dei feriti. Una diretta non-stop che dura oramai da una settimana, il palinsesto televisivo è stato ovviamente stravolto dall’evento e l’informazione resta costantemente rivolta alle vittime del Sichuan.

    Con questo non voglio certo dire che la Cina è cambiata dal punto di vista politico, l’informazione resta “imbavagliata” ma molto meno di quello che sembra. In Italia, gente come Travaglio e Santoro stanno per scomparire dagli schermi televisivi.. eviterei di fare inutili superiorismi tra le due dittature!

    La Cina ha dato prova di essere un Paese unito, forte e determinato. Molte personalità politiche si sono spinte in mezzo ai terremotati a dare il proprio messaggio di cordoglio, a consolare i superstiti, ad incitare i soccorritori. La macchina della propaganda avrà pure lavorato bene, ma in questa grande tragedia vedo pochissima malignità delle intenzioni.

    Dopo il Tibet, gli insulti del mondo per le Olimpiadi, il travaglio della torcia olimpica e tutte le operazioni di “boicottaggio commerciale” lanciate dall’occidente (vedi mattel, colgate e vari “virus” più o meno sospetti” ;) la Cina ha trovato nella tragedia un’occasione per rialzare la testa e rimettersi in marcia con un solo cuore.

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